
Quando viene diagnosticata la fibromialgia, è naturale cercare modi per gestire meglio i sintomi quotidiani. Poiché il dolore cronico, la stanchezza e i disturbi del sonno possono incidere notevolmente sulla qualità della vita, molte persone si chiedono se l’alimentazione possa contribuire a migliorare la propria condizione.
La risposta breve è articolata: a oggi, nessun approccio nutrizionale è ufficialmente riconosciuto come trattamento per la fibromialgia. Tuttavia, ricerche recenti hanno permesso di comprendere meglio alcuni collegamenti tra dieta, sintomi digestivi, infiammazione di basso grado e qualità della vita delle persone affette da questa condizione.

La fibromialgia è una sindrome cronica caratterizzata principalmente da dolore diffuso, affaticamento, disturbi del sonno e, talvolta, difficoltà di concentrazione o di memoria. I ricercatori ritengono oggi che si tratti soprattutto di un disturbo della modulazione del dolore da parte del sistema nervoso centrale. In altre parole, il cervello e il sistema nervoso sembrano amplificare alcuni segnali sensoriali, aumentando così la percezione del dolore.
Poiché non esiste una cura risolutiva, la gestione si basa generalmente su una combinazione di strategie volte a migliorare la qualità della vita e ad alleviare i sintomi.
Nonostante il crescente interesse per il ruolo della nutrizione nella gestione della fibromialgia, i dati scientifici rimangono insufficienti per raccomandare una dieta specifica per tutte le persone affette. Gli studi condotti finora hanno valutato diversi approcci dietetici: la dieta mediterranea, le diete antinfiammatorie, le diete vegetariane o vegane, l’esclusione del glutine, la dieta a basso contenuto di FODMAP* e varie strategie di eliminazione. Sebbene alcuni di questi abbiano mostrato risultati promettenti, la maggior parte degli studi è di piccole dimensioni e i risultati ottenuti sono talvolta difficili da confrontare.
In altre parole, mentre la ricerca sta facendo progressi, al momento nessuna strategia nutrizionale può essere considerata un trattamento riconosciuto per la fibromialgia.
Uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni riguarda lo stretto legame tra fibromialgia e sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Le due condizioni coesistono frequentemente. Gli studi dimostrano che una quota significativa di persone affette da fibromialgia manifesta anche sintomi digestivi riconducibili all’IBS. Tale associazione può essere in parte spiegata da meccanismi comuni che coinvolgono l’asse intestino-cervello e una spiccata ipersensibilità del sistema nervoso.
Questa osservazione è significativa, poiché offre elementi utili a comprendere perché alcuni interventi nutrizionali sembrino giovare ad alcuni pazienti, in particolare in presenza di sintomi digestivi.
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