La buona notizia è che una diagnosi di deficit di disaccaridasi generalmente non comporta la necessità di eliminare zuccheri o alimenti amidacei per il resto della vita.
Il trattamento dipende dallo specifico enzima coinvolto, dalla gravità dei sintomi e dalla causa del deficit. Nei casi di deficit acquisito, la priorità è trattare la causa sottostante. Man mano che l’intestino guarisce, l’attività enzimatica può migliorare e la tolleranza agli alimenti può aumentare.
Dal punto di vista nutrizionale, l’obiettivo è individuare gli alimenti e le quantità che scatenano i sintomi, per poi personalizzare la dieta in base alle esigenze del singolo individuo. La maggior parte delle persone affette da deficit di disaccaridasi può mantenere un’alimentazione varia, modulando le porzioni e la frequenza di assunzione dei cibi.
Ad alcuni individui può inoltre essere prescritto o consigliato un enzima digestivo per favorire la digestione e ampliare le possibilità di scelta alimentare.
Il saccarosio è presente naturalmente in alcuni alimenti, ma è anche ampiamente utilizzato nei prodotti trasformati. Si trova in particolare in:
Ciò non significa che tutti questi alimenti debbano essere eliminati. Non è raccomandato seguire una dieta a basso contenuto di saccarosio a lungo termine, poiché è molto restrittiva.
Non necessariamente. La tolleranza all’amido dipende da quali enzimi risultano carenti. Durante la digestione, l’amido viene gradualmente scisso in maltosio, che viene poi convertito in glucosio dall’enzima maltasi. Alcune persone digeriscono molto bene gli alimenti ricchi di amido, mentre altre notano un peggioramento dei sintomi dopo averli consumati.
Tra le principali fonti di amido figurano pane, pasta, riso, patate, patate dolci, cereali, avena, quinoa, mais, piselli e legumi. Prima di ridurre il consumo di questi alimenti, alcune semplici strategie possono talvolta migliorarne la digestione e, di conseguenza, la tollerabilità:
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